Radiolibro è l’emittente multimediale sperimentale dedicata ai libri, alla parola e alla cultura di Comunicazioni Culturali, “spin off” per lo studio della comprensione del fenomeno comunicativo della società di ricerca Infogestione, giunta, il primo ottobre di questo anno, alla sua seconda stagione (https://www.radiolibro.com).
Innanzi tutto cos’è una emittente multimediale? È un sistema (traguardandolo con la prospettiva della Teoria della Configurazione)in grado di acquisire flussi di informazioni, di elaborarli e di riemetterli, utilizzando il più ampio paradigma metodologico e strumentale, per modulare al propria emissione in modo tale da intercettare la più elevata popolazione ricevente nelle modalità più idonee per la ricezione dei singoli soggetti individuati.
Uscendo dalla genericità della definizione tecnico-scientifica, si tratta di un sistema di comunicazione, che si presenta come una web tv (il termine Radiolibro è per rifarsi a una tradizione romantica, inquadrando al contempo una dimensione evolutiva del fenomeno librario), che si avvale e interagisce con la dimensione in presenza (per esempio attraverso I Caffè Culturali), quella cartacea, quella interpersonale dell’incontro e di ogni altro tipo di espressione comunicativa possibile.
Lo scopo è quello di osservare e studiare la relazione tra il paradigma comunicativo e lo spettro di retroazione della comunicazione; l’obiettivo è la definizione di paradigmi maggiormente utili, in termini di diversità relazionale, all’efficacia, all’efficienza e ,soprattutto, alla valenza esplorativa della comunicazione culturale e alla rilevazione dei suoi effetti.
Alla base della sperimentazione vi è, come sempre per quanto riguarda i nostri protocolli, un’assidua attività sul campo, secondo il metodo R.O.A.R.I. (Ricerca Operativa attraverso l’Analisi delle Retroazioni Indotte), esercitando l’attività di emittente televisiva web, attività con cui abbiamo formalizzato “ruolo collettivo percepito”.
Come nella prima stagione, foriera di una notevole massa di dati, che abbiamo analizzato e studiato in questi anni (la prima stagione aveva coperto un periodo, che andava dal 2010 al 2015), il grande vantaggio di questo artifizio sperimentale e del conseguente approccio risiede nella potenzialità dell’aumento di confidenza con i soggetti della filiera editoriale – culturale, a cui, in questa nuova stagione, prospettiamo la possibilità, in collaborazione e sotto la direzione della nostra redazione scientifica, di studiare, progettare e condurre interi programmi, basando il nostro palinsesto, non solo sulla disponibilità verso le nostre proposte, ma anche sullo sviluppo da essi stessi apportato ai nostri progetti editoriali e ai nostri suggerimenti. Questo ultimo aspetto ci permette di studiare anche la prospettiva attraverso la quale i soggetti della filiera editoriale percepiscono il proprio intorno comunicativo.
A tal proposito, un altro aspetto di ulteriore approfondimento rispetto alla prima stagione è proprio il rapporto con la dimensione territoriale. Un ulteriore protocollo di sperimentazione, che sarà condotto proprio da Radiolibro per Comunicazioni Culturali è denominato ECP – Ecosistema Culturale di Prossimità, che, assieme alla sperimentazione de I Caffè Culturali del Cultural Community Management di Infogestione, ci permetterà di intervenire maggiormente su porzioni limitate di territori, individuando soggetti di riferimento attraverso i quali poter sperimentare una espressione modulata atta a intercettare entità riceventi (es. pubblico) in modo non massivo, ma sempre più coerente con le necessità e rispettoso di ogni modalità di ricezione e di interazione. Se dobbiamo raccontare qualcosa, attraverso un libro, su un formaggio tradizionale, ottimo per essere spalmato sul pane in presenza di salumi profumati (ci perdonino i vegani e i vegetariani…da questa frase si evince già molto delle nuove caratteristiche delle attuali esigenze della comunicazione) sarà meglio organizzare degustazioni e presentazioni “mangerecce” presso bocciofile e circoli ricreativi, piuttosto che nella sala di gala di qualche potentato economico. Scusate la banalità, ma l’esempio dà l’idea non solo del descritto aspetto protocollare, derivante da uno studio compiuto in questi anni dal nostro istituto.
In virtù della Teoria della Comunicazione possiamo dimostrare, qualitativamente e quantitativamente, che congestionare il Campo Cognitivo, con una quantità sempre maggiore di flusso della Funzione di Impressione (fI)
fC= [(fI/FE) x fA] x fP
rende vana e paralizza la Funzione di Configurazione (fC), minando il riconoscimento e la scelta verso una proposta, per esempio, proprio perché il Campo Cognitivo, dato dal rapporto fI/fE, non permette la restituzione dell’espressione (FE) dal soggetto ricevente a quello emittente (FI), rendendo l’attività di comunicazione sterile non solo per carica decisionale, ma anche solo per la ricezione delle retroazioni, fondamentali per la modulazione dei flussi di comunicazione.
Come in biologia, una struttura sollecitata può esercitare solo un comportamento derivante dalla sua specializzazione (una cellula muscolare si contrarrà, non potrà produrre acido urico), così una entità emittente, priva di un paradigma di genesi comunicativa indifferenziato, continuerà a emettere flusso, ogni volta, con simile costituzione per media, modalità di trasmissione e di elaborazione contenutistica. Il risultato sarà sempre lo stesso e la congestione del Campo Cognitivo sarà direttamente proporzionale alla quantità inviata con ripercussioni nel tempo a seconda dell’intensità e della durata di applicazione del flusso (fI).

Abbiamo rilevato (e anche l’opinione pubblica se ne sta accorgendo, anche se non ne ha preso piena consapevolezza) che siamo immersi un una dimensione ad alta densità di flussi comunicativi, che come nel caso dei “reel”, della permanenza sui social e, in generale, in rete. La congestione del Campo Cognitivo, addirittura, viene utilizzata per suscitare comportamenti fisiologici cognitivamente deviati, i cui effetti potrebbero manifestarsi in modo massiccio tra qualche anno, procurando grandi masse di individui con un sempre più limitato senso critico.
Al contrario, invece di utilizzare una aridità di flusso di comunicazione, per alimentare violentemente una distopia cognitiva di massa, in Infogestione cerchiamo di comprendere come migliorare la comunicazione (a vantaggio di individui, collettività e specie), verificando la possibilità di evitare ciò che stiamo già compiendo nei confronti delle specie vegetali e animali, ovvero minandone la biodiversità.
Siamo convinti, da nostre prime rilevazioni, che esista una diversità comunicativo-relazionale, che, rifacendosi alle alla Teoria della Configurazione, è determinata dalla Funzione di Associazione (fA), che esalta il risultato del Campo Cognitivo (fI/fE). Ecco una banalissima osservazione. Su Radiolibro stiamo presentando un programma dedicato alla ricerca demoscopica. La prima indagine presentata, su cui stiamo lavorando, verte sui motivi per cui “non si legga”, o meglio, per cui il sistema di gestione della collettività (istituzioni, governi ecc.), abbia decretato che nel nostro Paese non si legga abbastanza. Il più diffuso motivo addotto, che sta rilevando questa indagine da poco varata, è la mancanza di tempo. Ecco soddisfatta la relazione sopra citata. La congestione non permette l’attività di risposta nella scelta di un comportamento. I motivi sono due: la congestione del campo cognitivo, data da un eccesso di comunicazione, e la funzione di associazione che non riesce a superare la congestione e neppure, sovente, a decretare aspetti prioritari di scelta, perché troppo debole o non abbastanza sostenuta, per esempio, da fattori fisiologici. Perché per certe cose si trova tempo e per leggere non si trova? Non notate delle incoerenze nella potenzialità dei comportamenti, tali da essere considerati e studiati. Se si approfondisce, per esempio, la strategia di alcuni di comunicazione, per contenuti di offerta e per modalità di esecuzione, si possono rilevare maggiori capacità di segmentazione dell’offerta (il primo passo verso una personalizzazione della comunicazione), unitamente alla maggiore capacità di veicolarla e di associarla a vari aspetti fisiologici preesistenti nella nostra programmazione di individui: si pensi al fumo, al gioco, alla pornografia, al calcio. Sarà banale, sarà che il nostro livello evolutivo è quello che è, ma rende l’idea.

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Titolo: Il caso Radiolibro e l’emittente sperimentale
Sezione: Dalla ricerca
Autore: Gian Stefano Mandrino
Ospite: –
Codice: ICOMCOM2609301023MAN
Ultimo aggiornamento: 30/09/2026
Pubblicazione in rete: seconda stagione, 30/09/2026
Proprietà intellettuale: INFOGESTIONE s.a.s
Fonte contenuti: INFOGESTIONE – Comunicazioni Culturali
Fonte immagini: Archivio INFOGESTIONE – Comunicazioni Culturali
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