Quaderni di comunicazione

Spazi di
relazione

con Kety Franzolin

I nostri Quaderni di Comunicazione svelano, intervista dopo intervista, aspetti della comunicazione culturale sempre più complessi e critici.

In particolare nel settore editoriale si sta spostando l’attenzione da una filiera di produzione, che, semplificando, fino a ora contemplava quattro soggetti: autore, editore (con le varie funzioni necessarie per l’ottenimento del prodotto), distributore, lettore, a un paradigma di filiera editoriale molto più affollato di soggetti e funzioni, in cui la necessità di esternazione di un autore è soddisfatta oltre la semplice vanità o la rara opportunità di far propria una professione affascinante, che a pochissimi permette il sostentamento se non affiancata da altre fonti di reddito.

È un settore estremamente contorto nella sua fisiologia, sia “eco-culturale” che economico-mercantile. In editoria, paradossalmente, dagli anni Ottanta dello scorso secolo, le uniche cose che aumentano sono gli editori e gli autori. La domanda, dopo una crescita del periodo sopra osservato, ristagna, tendendo a diminuire. Al suo interno si assiste a una vera rivoluzione tecnologica, che, soprattutto negli ultimi decenni, coinvolge gli aspetti contenutistici, comunicativi e distributivi. Lo stesso progresso tecnologico, che viene sovente stigmatizzato come causa della contrazione delle vendite, è quello che, proprio in questo settore, trova, da anni, uno degli sbocchi migliori per ogni suo tipo di applicazione.

L’aspetto, però, più critico, risiede nella stagnazione delle dimensioni tra vari operatori del settore, che nella loro totalità e nelle dinamiche espresse (stiamo parlando, per esempio, dell’abisso tra grande, medio-piccola e piccolissima editoria), non sembrano appartenere alla stessa categoria. Da una parte strategie di grandi gruppi molto più simili a quelle della grande distribuzione organizzata che non a quelle di chi esercita una azione culturale, dall’altra uno spinto artigianato asfittico con pochissimo margine economico, sempre in balia della funzione distributiva. Da notare, inoltre, un aumento della presenza di soggetti non catalogabili come imprenditoria, che tra espressioni ideologiche e di opportunità economica esercitano influenze sul mercato non coerenti con nessun modello di sviluppo, contaminando la ragione d’essere e la funzione di quella piccola e media impresa, che permise lo sviluppo socio-economico del nostro Paese, editoria compresa.

Se completiamo il quadro, osservando che nella maggior parte degli operatori editoriali vi sono rarissime tracce di funzioni dedicate all’organizzazione, al management, al marketing strategico (da non confondersi con la pubblicità), alla comunicazione, nonché l’assenza assoluta di ricerca, la vulnerabilità e la precarietà del settore raggiungono livelli veramente preoccupanti.

Un aspetto, che sottolinea il crescente “disordine” di settore, oltre all’aver abbassato istituzionalmente la possibilità di operare nell’ambito editoriale, rendendolo uno dei pochi rimasti a non aver incrementato aspetti di garanzia nei confronti del mercato, ma ad aver tollerato una crescente confusione, è la questione sulla editoria a pagamento (che non può definirsi editoria, poiché viene meno il rischio d’impresa legato al prodotto stesso), quella dell’autopubblicazione e quella dell’incremento della presenza di colossi del web e della logistica distributiva, sempre a scapito di un tessuto imprenditoriale ormai ridotto ai minimi termini.

Ultimo, ma non meno grave, il ruolo di istituzioni, di enti e del sistema educativo che non si pongono il problema di verificare, scientificamente, non con le solite chiacchiere di chi ha il solo obiettivo di arrivare al potere politico e istituzionale, non solo perché le persone leggano meno, ma perché si possano tollerare affermazioni allarmanti, certificate dagli stessi dati INVALSI, secondo cui una quota consistente (che in alcune aree del Paese tocca o supera la metà) dei ragazzi che terminano il ciclo scolastico non possiede adeguate capacità di comprensione del testo: una contraddizione logica e istituzionale gravissima, oltre che la dichiarazione del fallimento totale del sistema educativo (n.d.r. vedere nota 1 in calce alla sezione). (n.d.r. vedere nota 1 in calce alla sezione).


L’intervista a Kety Franzolin, fondatrice e presidente dell’Associazione Culturale La Lanterna APS, ci permette, ancora una volta, di avere conferma della complessità dell’ecosistema editoriale moderno.

Le varie funzioni, che l’Associazione ha individuato ed esprime puntualmente con la sua operatività, senza volersi confondere con alcun tipo di soggetto “produttore di libri”, pongono in evidenza la complessità gestionale e la responsabilità etica e sociale di chi opera nell’editoria e, più in generale, nel comparto culturale ed educativo.
Non basta la passione o la laurea in letteratura, così come sarebbe insufficiente farcire le case editrici di economisti o di ingegneri. Sono quei famosi saperi trasversali, che da tempo si sono annunciati e che ora chiedono giustizia operativa. Occorre riconoscere e conoscere le varie funzioni del paradigma di produzione culturale, padroneggiare e anticipare le tecnologie, gli orientamenti, senza esserne vittime, senza perdere l’unico, vero, insostituibile e impareggiabile riferimento: le persone, siano essi lettori o autori, in un “mercato”, che proprio grazie a questa tensione, potrebbe essere una vera palestra per pervenire a un’umanizzazione dell’economia e del lavoro, ammesso che questo continui a essere una peculiarità antropologica fondamentale per la nostra specie e per le nostre collettività.

Comunicazioni Culturali
Che cos’è la cultura e a cosa serve?

Kety Franzolin
Per me la cultura è tutto ciò che ci permette di comprendere meglio noi stessi, gli altri e il tempo nel quale viviamo. Non coincide soltanto con il patrimonio artistico o con l’insieme delle conoscenze acquisite: è anche memoria, interpretazione, capacità critica, confronto e produzione di nuovi significati.
La cultura serve a fornire strumenti. Non dà necessariamente risposte definitive, ma insegna a formulare domande migliori, a riconoscere la complessità e a non accettare passivamente ciò che ci viene presentato. Ci permette di entrare in contatto con vite, epoche e prospettive differenti dalle nostre e, proprio per questo, ha una funzione profondamente civile.
Serve anche a creare comunità. Quando un libro viene discusso, un autore incontra i lettori o una piazza si riempie per una manifestazione culturale, non si sta semplicemente “consumando” un contenuto: si sta costruendo uno spazio di relazione.
Credo però che la cultura debba fare attenzione a non diventare autoreferenziale. Per assolvere davvero alla propria funzione deve uscire dai luoghi nei quali è già riconosciuta, raggiungere persone nuove e trovare linguaggi capaci di coinvolgere anche chi non si considera abitualmente parte del pubblico culturale.

Comunicazioni Culturali
Cos’è un libro? Qual è il suo ruolo? Perché si scrive un libro? Chi è una scrittrice, un autore? Che rapporto si instaura tra autrice/autore e libro?

Kety Franzolin
Un libro è un contenitore di esperienze, visioni, domande e possibilità. Può raccontare ciò che è accaduto, immaginare ciò che potrebbe accadere oppure dare forma a qualcosa che, fino a quel momento, esisteva soltanto nella mente di chi scrive.
Il suo ruolo cambia a seconda del libro e di chi lo incontra. Può intrattenere, informare, consolare, disturbare, denunciare, custodire la memoria o aprire prospettive nuove. A volte un libro modifica profondamente il lettore; altre volte gli regala semplicemente alcune ore di evasione. Entrambe le funzioni hanno dignità.
Si scrive per molte ragioni: per necessità espressiva, per lasciare una testimonianza, per comunicare un’idea, per elaborare un’esperienza o per raccontare una storia che continua a chiedere di essere raccontata. Sarebbe però riduttivo pensare che basti avere qualcosa da dire. Scrivere un libro significa anche imparare a trasformare un’intuizione in una struttura comprensibile e significativa per qualcun altro.
Una scrittrice o uno scrittore è quindi una persona che si assume la responsabilità di questa trasformazione. Il talento è importante, ma lo sono altrettanto la disciplina, lo studio, la capacità di riscrivere e la disponibilità a mettere in discussione il proprio testo.
Il rapporto tra autore e libro è molto intenso, ma deve evolversi. Durante la scrittura l’opera appartiene profondamente a chi la sta creando. Dopo la pubblicazione, invece, comincia gradualmente ad appartenere anche ai lettori. L’autore resta la sua origine, ma non può controllarne tutte le interpretazioni. Accettare questa separazione è difficile, ma è anche ciò che consente al libro di avere una vita propria.

Comunicazioni Culturali
Perché si legge un libro? Chi è un lettore e quale rapporto contrae con un’autrice, uno scrittore?

Kety Franzolin
Si legge per conoscere, per emozionarsi, per cercare risposte, per riconoscersi o per allontanarsi temporaneamente dalla propria realtà. Ogni lettore porta nel libro la propria esperienza, i propri ricordi e il proprio momento di vita. Per questo la stessa opera può generare interpretazioni molto differenti.
Il lettore non è un destinatario passivo. Completa il libro attraverso la propria immaginazione e stabilisce con il testo una relazione personale. In un certo senso, ogni lettura riscrive l’opera, perché la storia viene filtrata da una sensibilità unica.

Il rapporto con l’autore può essere diretto, attraverso presentazioni, festival, social network e comunità di lettura, oppure può rimanere interamente affidato alle pagine. In entrambi i casi dovrebbe basarsi sul rispetto. L’autore non deve considerare il lettore un semplice acquirente e il lettore non dovrebbe essere trattato come un numero da raggiungere.
Quando questo rapporto funziona, nasce una forma di fiducia. Il lettore concede all’autore tempo, attenzione e disponibilità emotiva; l’autore, in cambio, deve offrire un’opera curata e un’esperienza che rispetti quell’investimento.

Comunicazioni Culturali
Quale relazione intercorre tra il libro e ciò che si attua per farlo conoscere?

Kety Franzolin
Un libro che non viene comunicato rischia di rimanere invisibile, indipendentemente dal suo valore. La qualità dell’opera è indispensabile, ma da sola non garantisce che il libro riesca a incontrare i suoi lettori.
Far conoscere un libro non significa necessariamente trasformarlo in un prodotto urlato o inseguire la visibilità a ogni costo. Significa costruire le condizioni affinché possa raggiungere le persone potenzialmente interessate: attraverso una presentazione, una recensione, un’intervista, una libreria, un festival, una comunità online o il passaparola.
La comunicazione dovrebbe partire dall’identità dell’opera. Non tutti i libri devono essere promossi nello stesso modo e non tutti i lettori devono essere raggiunti attraverso gli stessi canali. Una comunicazione efficace interpreta il contenuto del libro, individua il pubblico al quale può parlare e crea un ponte tra i due.
Esiste inoltre una responsabilità dell’autore. Dopo la pubblicazione non può delegare interamente ad altri la relazione con il pubblico. Deve imparare a raccontare il proprio lavoro senza ridurlo a uno slogan, partecipare agli incontri e rendersi disponibile al confronto.

Comunicazioni Culturali
Cos’è La Lanterna? Quando e come è stata costituita? Perché avete scelto di costituirvi in associazione e non secondo altre modalità, compresa quella dell’impresa economica pura?

Kety Franzolin
La Lanterna è un’associazione culturale di promozione sociale nata nel 2023 con l’obiettivo di sostenere gli autori emergenti, promuovere la lettura, valorizzare il territorio e creare occasioni concrete di incontro tra chi produce cultura e chi ne fruisce. Volevo mettere la mia conoscenza acquisita a disposizione di altri colleghi meno esperti di me, diventare la guida che io non ho avuto ma di cui avevo bisogno.

La sua nascita è legata anche a una motivazione personale. Ho fondato l’associazione dopo la perdita di mio padre, trasformando un momento doloroso in un progetto rivolto agli altri. Il nome “La Lanterna” esprime proprio questa idea: non promettere scorciatoie, ma offrire un punto di luce a chi sta attraversando un percorso complesso, in particolare nel mondo della scrittura e dell’editoria.
Abbiamo scelto la forma associativa perché il progetto nasceva prima di tutto da una finalità collettiva. Volevamo creare una comunità, coinvolgere volontari, autori, professionisti, enti locali e altre associazioni, mantenendo al centro la ricaduta sociale delle iniziative.
Un’impresa economica pura avrebbe avuto una logica differente, necessariamente orientata in modo prevalente alla redditività e alla remunerazione del capitale o del lavoro imprenditoriale. La sostenibilità economica è importante anche per un’associazione e non può essere trascurata, ma nel nostro caso rappresenta lo strumento che permette di realizzare le attività, non il fine ultimo.
La forma associativa ci consente inoltre di costruire progetti partecipati, nei quali i soci non sono soltanto clienti o fruitori, ma persone coinvolte in un percorso comune. Ciò non significa rifiutare metodi organizzativi e gestionali professionali: al contrario, riteniamo che anche il terzo settore debba imparare a pianificare, misurare i risultati, comunicare bene e amministrare con responsabilità le risorse disponibili.

Comunicazioni Culturali
Qual è la ragione d’essere della Vostra Associazione? Qual è la sua missione, quali i suoi obiettivi? Quali contenuti esprimete, con quale metodo e quali dinamiche?

Kety Franzolin
La ragione d’essere de La Lanterna è creare opportunità culturali dove spesso mancano, fornire indicazioni e conoscenze tecniche dove spesso mancano. Molti autori emergenti hanno difficoltà a orientarsi nel mondo editoriale, a migliorare il proprio lavoro e a trovare spazi nei quali presentarsi. Allo stesso tempo, molti territori possiedono energie creative e talenti che rimangono poco visibili.
La nostra missione consiste nel mettere in relazione queste due necessità: sostenere chi crea contenuti e offrire ai cittadini occasioni di partecipazione culturale accessibili, coinvolgenti e di qualità.
Realizziamo eventi dal vivo, webinar, incontri formativi, concorsi letterari, consulenze e servizi editoriali. Nel 2024, per esempio, l’associazione ha organizzato tre manifestazioni, tre webinar con professionisti del settore e un concorso letterario, oltre ad attività di consulenza ed editing.

Tra i nostri progetti principali figura “Veneto in Copertina”, manifestazione nata per celebrare la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore e promuovere autori e case editrici venete. 
Il nostro metodo parte dall’ascolto. Cerchiamo di comprendere i bisogni dei soci, degli autori e del territorio; costruiamo poi progetti che uniscono formazione, visibilità, relazione e intrattenimento. Riteniamo infatti che la cultura possa essere rigorosa senza essere rigida e autorevole senza essere noiosa.

Comunicazioni Culturali
Come considerate il mercato, inteso come dimensione e grande motore per la propulsione e la propagazione di idee, soluzioni e cultura? Elaborate strategie basate su dati che rilevino potenzialità e posizionamento? Come considerate il rapporto tra economia e cultura?

Kety Franzolin
Consideriamo il mercato uno degli ambienti nei quali la cultura deve imparare a muoversi, non un avversario da demonizzare. Libri, eventi, corsi e produzioni artistiche hanno costi, richiedono competenze e generano lavoro. Ignorare la dimensione economica significa spesso rendere i progetti fragili, dipendenti dal volontariato permanente o incapaci di crescere.
Allo stesso tempo, il valore culturale non può essere misurato soltanto attraverso il fatturato o il numero di biglietti venduti. Esistono iniziative importanti proprio perché raggiungono pubblici piccoli, territori periferici o categorie che il mercato tende a trascurare. Il compito di un’associazione è quindi mantenere un equilibrio tra sostenibilità economica, accessibilità e impatto sociale.

Elaboriamo le nostre strategie osservando i risultati delle iniziative precedenti: numero e provenienza dei partecipanti, richieste ricevute, adesioni, interazioni online, interesse degli espositori, risposte del pubblico e capacità dei diversi contenuti di generare partecipazione. Non disponiamo ancora di una struttura di ricerca interna paragonabile a quella di una grande organizzazione, ma stiamo sviluppando un approccio sempre più orientato ai dati.
I numeri, tuttavia, devono essere interpretati. Un contenuto molto visualizzato non è necessariamente quello che produce il maggiore impatto culturale; allo stesso modo, un evento con un pubblico contenuto può creare relazioni durature e generare nuovi progetti.
Economia e cultura, quindi, non sono mondi incompatibili. Una buona economia permette alla cultura di durare, remunerare le competenze e raggiungere più persone. La condizione è che il risultato economico rimanga coerente con la missione e non trasformi ogni scelta culturale in una semplice ricerca di consenso immediato.

Comunicazioni Culturali
Cosa significa per la Vostra Associazione “comunicare”? Cosa comunicate, come, con chi e perché?

Kety Franzolin
Per noi comunicare significa creare una relazione prima ancora che diffondere un’informazione. Non basta pubblicare la locandina di un evento o annunciare l’apertura delle iscrizioni: occorre spiegare perché quell’iniziativa esiste, a chi si rivolge e quale valore può generare.
Comunichiamo eventi, opportunità formative, concorsi, attività associative, storie di autori e contenuti legati alla lettura e all’editoria. Lo facciamo attraverso il sito, i social network, le newsletter, la stampa, le collaborazioni con altre realtà e, soprattutto, attraverso il contatto diretto che nasce negli eventi.
I nostri interlocutori sono molteplici: soci, scrittori, aspiranti autori, lettori, famiglie, scuole, biblioteche, amministrazioni pubbliche, associazioni, imprese del territorio, editori e professionisti.

La comunicazione cambia in base all’interlocutore. A un autore dobbiamo spiegare quale opportunità concreta gli stiamo offrendo; a un’amministrazione dobbiamo presentare obiettivi, sostenibilità e ricaduta territoriale; a una famiglia dobbiamo mostrare perché un evento culturale può essere un’esperienza piacevole e coinvolgente.
Comunichiamo perché una proposta culturale non raggiunge automaticamente il proprio pubblico. Deve essere resa comprensibile, riconoscibile e rilevante.

Comunicazioni Culturali
In che modo il mercato, il tessuto sociale e l’intorno istituzionale influenzano la Vostra comunicazione e i contenuti di cui vi occupate?

Kety Franzolin
Il territorio influenza profondamente le nostre scelte. Operiamo principalmente in Veneto e ci confrontiamo con realtà locali nelle quali esistono un patrimonio culturale molto ricco, una forte presenza associativa e una rete di piccoli comuni, biblioteche, scuole, attività produttive e professionisti.
Cerchiamo quindi di proporre iniziative che non siano semplicemente trasferite sul territorio, ma che nascano in relazione con esso. Valorizziamo autori, editori, tradizioni, luoghi e competenze locali, senza però chiuderci in una dimensione esclusivamente localistica.
Anche le istituzioni influenzano il modo in cui progettiamo e comunichiamo. La collaborazione con comuni, biblioteche e altri enti richiede chiarezza, capacità di programmazione, rispetto delle procedure e definizione degli obiettivi pubblici dell’iniziativa.
Il mercato ci spinge invece a confrontarci con la disponibilità di tempo delle persone, con la crescente competizione per l’attenzione e con le trasformazioni nelle modalità di fruizione dei contenuti. Dobbiamo quindi costruire proposte culturalmente valide, ma anche comprensibili, accessibili e capaci di inserirsi nella vita reale del pubblico.
Non inseguiamo ogni tendenza. Cerchiamo piuttosto di capire quali linguaggi contemporanei possano aiutarci a trasmettere contenuti coerenti con la nostra identità.

Comunicazioni Culturali
Quanto incide la comunicazione sulle scelte dell’Associazione? Ha ruolo strategico o tattico? Quante risorse vi dedicate?

Kety Franzolin
La comunicazione ha un ruolo strategico. Non interviene soltanto alla fine, quando un evento è già stato organizzato, ma dovrebbe accompagnare l’intero progetto: dall’identificazione del pubblico alla scelta del formato, dalla costruzione delle collaborazioni alla restituzione dei risultati.
Una manifestazione può avere un programma eccellente, ma se non viene comunicata adeguatamente rischia di non raggiungere le persone. Allo stesso modo, una comunicazione molto efficace non può compensare a lungo una proposta debole. Progettazione culturale e comunicazione devono quindi procedere insieme.

Dedichiamo alla comunicazione una parte significativa del nostro tempo, anche se le risorse economiche e umane di un’associazione territoriale sono inevitabilmente limitate.
La gestione comprende social network, sito, newsletter, rapporti con la stampa, produzione grafica, contatti con partner e istituzioni e promozione diretta.
Uno dei nostri obiettivi futuri è strutturare ulteriormente questo ambito, prevedendo budget più definiti, una maggiore programmazione editoriale e strumenti migliori per misurare non solo la visibilità, ma anche la partecipazione effettiva e la qualità delle relazioni generate.

Comunicazioni Culturali
Quanto incide la tecnologia sull’ambito culturale, sui contenuti e sul modo di comunicare?

Kety Franzolin
La tecnologia incide enormemente. Ha modificato il modo in cui i contenuti vengono prodotti, distribuiti, scoperti e discussi. Ha reso possibile a molti autori pubblicare autonomamente, entrare in contatto con i lettori e accedere a risorse formative un tempo difficilmente raggiungibili.
Per un’associazione come la nostra, gli strumenti digitali permettono di comunicare con un pubblico più ampio, organizzare webinar, mantenere il contatto con i soci e dare continuità alle attività oltre i singoli eventi.
Esistono però anche criticità.

L’abbondanza di contenuti produce dispersione, la velocità rischia di penalizzare l’approfondimento e gli algoritmi tendono a privilegiare ciò che genera una reazione immediata. La cultura, al contrario, richiede spesso tempo, attenzione e sedimentazione.
Anche l’intelligenza artificiale pone questioni importanti riguardanti l’autorialità, il diritto d’autore, la formazione, l’affidabilità delle informazioni e il valore del lavoro creativo. Ritengo che la tecnologia non debba essere né rifiutata a priori né adottata in modo acritico. Va conosciuta, utilizzata con trasparenza e inserita all’interno di una visione nella quale la responsabilità resti umana.

Comunicazioni Culturali
La vostra comunicazione quanto influenza l’atto culturale? Adottate o adotterete strategie complementari per sostenere la distribuzione dei vostri contenuti e delle Vostre proposte culturali? Che rapporti contraete con gli attori della filiera editoriale?

Kety Franzolin
La comunicazione non si limita a raccontare l’atto culturale: in parte lo costruisce. Il modo in cui presentiamo un evento, scegliamo i relatori, coinvolgiamo il pubblico e restituiamo quanto accaduto contribuisce a determinarne la percezione e l’impatto.
Cerchiamo di evitare una comunicazione puramente promozionale e di produrre contenuti che abbiano valore anche autonomamente: consigli, riflessioni, interviste, testimonianze e momenti di confronto. In questo modo l’esperienza culturale comincia prima dell’evento e può continuare dopo.
Le strategie complementari sono fondamentali. Collaboriamo e intendiamo collaborare sempre più con amministrazioni comunali, biblioteche, scuole, librerie, associazioni, attività economiche, mezzi di informazione e professionisti della comunicazione.
Con gli attori della filiera editoriale cerchiamo un rapporto basato sulla collaborazione e sulla chiarezza dei ruoli. Coinvolgiamo case editrici indipendenti, autori, editor, correttori di bozze, illustratori, grafici, formatori e altri professionisti nei nostri eventi e nelle attività formative.
Veneto in Copertina”, per esempio, nasce proprio per offrire visibilità ad autori e case editrici venete e creare un contatto diretto con il pubblico. Il concorso “Segui La Lanterna” collega inoltre la produzione letteraria alla manifestazione, prevedendo la premiazione dei vincitori sul palco dell’evento.
In futuro desideriamo consolidare queste reti, creare convenzioni, sviluppare collaborazioni continuative e rafforzare la presenza delle nostre iniziative nei luoghi della lettura. Non pensiamo necessariamente a punti vendita di proprietà: il nostro ruolo naturale è soprattutto quello di connettere le realtà già esistenti e favorire la circolazione dei contenuti.

Comunicazioni Culturali
Potete dichiarare di avere un pubblico e di conoscerlo? Come lo identificate e come comunicate con esso?

Kety Franzolin
Possiamo dichiarare di avere un pubblico, anche se preferisco parlare di più pubblici.
Una parte è costituita da autori emergenti e aspiranti scrittori che cercano formazione, occasioni di confronto e possibilità di promozione. Un’altra comprende lettori, famiglie e persone interessate agli eventi culturali del territorio. Vi sono poi editori indipendenti, professionisti del settore, associazioni e istituzioni. Li identifichiamo attraverso la partecipazione alle attività, le iscrizioni, le richieste che riceviamo, il dialogo diretto, i dati dei canali digitali e le risposte ai diversi contenuti. Gli eventi dal vivo sono particolarmente importanti perché permettono di osservare bisogni che non emergono sempre attraverso le metriche online.
La conoscenza del pubblico non è mai definitiva. Le persone cambiano, così come cambiano i loro comportamenti e le modalità attraverso le quali scoprono i contenuti. Per questo dobbiamo mantenere un ascolto costante.
Cerchiamo di comunicare con linguaggi differenti senza perdere coerenza: più formali nei rapporti istituzionali, più diretti nei social, più approfonditi nelle attività formative e più partecipativi durante gli eventi.

Comunicazioni Culturali
Quale rapporto contraete con chi “origina” contenuti culturali? Come interagite con essi? Come li scegliete?

Kety Franzolin
Il rapporto con chi genera contenuti culturali è centrale. Autori, docenti, divulgatori e professionisti non sono semplicemente fornitori da inserire in un programma: sono persone con competenze, sensibilità e responsabilità nei confronti del pubblico.
Li scegliamo valutando innanzitutto la qualità e la coerenza del loro lavoro rispetto alla nostra missione. Consideriamo anche la preparazione, la capacità di comunicare, l’affidabilità, il rispetto del pubblico e la disponibilità a entrare in relazione con gli altri partecipanti.
La notorietà può essere utile per ampliare la portata di un evento, ma non è l’unico criterio. Ci interessa valorizzare anche persone meno conosciute che abbiano contenuti solidi e qualcosa di autentico da offrire.
Con loro cerchiamo di instaurare un rapporto collaborativo. Condividiamo gli obiettivi dell’iniziativa, definiamo il pubblico, discutiamo il formato e cerchiamo di evitare interventi standardizzati o puramente promozionali.
Prestiamo inoltre attenzione alla professionalità. La cultura non dovrebbe essere considerata un ambito nel quale il lavoro viene dato per scontato o richiesto gratuitamente in ogni circostanza. Compatibilmente con le risorse disponibili, riteniamo corretto riconoscere le competenze e costruire collaborazioni trasparenti.

Comunicazioni Culturali
Segmentazione, fidelizzazione e comunicazione: come considerate questo rapporto?

Kety Franzolin
La segmentazione ci aiuta a non comunicare tutto a tutti nello stesso modo. Un aspirante scrittore interessato a un laboratorio ha esigenze diverse da una famiglia che valuta se partecipare a una manifestazione, da una casa editrice che cerca visibilità o da un ente pubblico interessato alla ricaduta territoriale. Segmentare significa quindi riconoscere tali differenze e costruire messaggi, canali e proposte più pertinenti. Non significa dividere rigidamente le persone in categorie immutabili.
La fidelizzazione, per noi, non consiste nel trattenere il pubblico attraverso una comunicazione insistente, ma nel meritare fiducia nel tempo. Una persona torna quando ha vissuto un’esperienza positiva, ha trovato serietà, accoglienza e coerenza tra ciò che era stato promesso e ciò che è stato realmente offerto.
La comunicazione collega questi due aspetti. Ci permette di parlare in modo rilevante ai diversi pubblici e, nello stesso tempo, di mantenere una relazione continuativa attraverso aggiornamenti, attività riservate, occasioni di incontro e coinvolgimento nella vita associativa.

Comunicazioni Culturali
Come valutate il sistema di propagazione culturale nazionale in relazione alla fruizione dei contenuti? Qual è il rapporto tra le varie forme espressive? Cosa accade all’estero?

Kety Franzolin
Il sistema culturale italiano possiede una ricchezza straordinaria, ma presenta una forte frammentazione. Esistono festival, biblioteche, associazioni, case editrici, scuole, musei e iniziative di grande valore, ma spesso operano in modo poco coordinato e con risorse discontinue.
La fruizione culturale è inoltre concentrata in modo diseguale. Le grandi città dispongono generalmente di maggiori opportunità, mentre nei piccoli centri molto dipende dall’iniziativa delle amministrazioni, delle biblioteche e del volontariato culturale. Per questo le associazioni territoriali svolgono un ruolo importante: possono avvicinare i contenuti alle persone e attivare luoghi che altrimenti resterebbero ai margini dei circuiti principali.
Le varie forme espressive sono oggi sempre più interconnesse. Un libro può diventare un film, una serie, un podcast, uno spettacolo, una performance o un contenuto digitale. Non considero questa contaminazione una minaccia. Può essere un’opportunità per raggiungere pubblici diversi, purché ogni linguaggio venga rispettato e non ridotto a semplice strumento promozionale dell’altro.
All’estero esistono modelli molto differenti. In alcuni Paesi sono più consolidate le politiche di promozione della lettura, il ruolo delle biblioteche di comunità, il sostegno pubblico alle industrie culturali e la collaborazione tra cultura, scuola e impresa. Non credo però sia utile importare modelli senza considerarne il contesto. Dovremmo osservare le esperienze più efficaci e adattarle ai territori italiani, rafforzando soprattutto le reti e la continuità progettuale.

Comunicazioni Culturali
Come vede Kety Franzolin il futuro della cultura, del libro e della lettura? E quello della Vostra Associazione?

Kety Franzolin
Vedo un futuro complesso, ma non necessariamente negativo. Il libro dovrà competere sempre di più con contenuti rapidi, piattaforme digitali e forme di intrattenimento progettate per occupare ogni momento libero. Tuttavia, il bisogno umano di storie, conoscenza e significato non scomparirà.

Cambieranno i formati, i canali e le modalità di scoperta. Carta, ebook, audiolibri, podcast, video e incontri dal vivo continueranno a convivere. La sfida sarà non confondere l’innovazione tecnologica con la perdita di profondità.
Credo che la lettura abbia bisogno di essere proposta non come un dovere morale o come un’attività riservata a persone particolarmente colte, ma come un’esperienza capace di emozionare, divertire e sviluppare libertà di pensiero. Sarà fondamentale lavorare con i giovani, con le scuole e con le famiglie, ma anche recuperare gli adulti che hanno smesso di leggere perché non trovano più tempo, motivazione o libri nei quali riconoscersi.
Per La Lanterna immagino una crescita graduale e sostenibile. Vorrei consolidare “Veneto in Copertina”, ampliare le collaborazioni istituzionali, sviluppare nuove rassegne e rafforzare le attività rivolte agli autori e ai lettori.
Il futuro dell’associazione non consiste semplicemente nell’organizzare più eventi. Consiste nel creare una rete culturale più stabile, capace di collegare persone, competenze e territori. Vorrei che La Lanterna diventasse sempre più un punto di riferimento affidabile: non una struttura che promette facili successi, ma una comunità che offre strumenti, occasioni e fiducia.

Comunicazioni Culturali
Qual è l’aspetto più bello della Vostra Associazione?

Kety Franzolin
L’aspetto più bello è vedere che qualcosa nato da un’idea personale è diventato uno spazio condiviso.
È il momento in cui un autore che si sentiva invisibile trova il coraggio di presentare il proprio libro; quando una persona partecipa da sola a un evento e torna avendo conosciuto qualcuno; quando un socio sviluppa maggiore fiducia nelle proprie capacità; quando una piazza si riempie di lettori, famiglie, libri e conversazioni.
La soddisfazione non sta soltanto nel numero dei partecipanti, ma nelle connessioni che rimangono dopo la fine di un’iniziativa. Alcuni autori continuano a collaborare, alcune persone diventano socie, nuovi progetti nascono da incontri che non avevamo previsto.
La Lanterna è stata fondata per offrire una luce lungo il percorso. La cosa più bella è scoprire che, nel tempo, le persone che abbiamo cercato di sostenere diventano a loro volta una luce per qualcun altro.

Coordinate di questa pagina, fonti, collegamenti ed approfondimenti.

Titolo: Spazi di relazione
Sezione: Quaderni di comunicazione
Autore:  redazione di Comunicazioni Culturali
Ospite: Kety Franzolin

Codice: ICOMCOM2607251713MAN
Ultimi aggiornamenti: 25/07/2026.
Pubblicazione in rete: seconda stagione, 25/07/2026.

Proprietà intellettuale: INFOGESTIONE s.a.s
Fonte contenuti: INFOGESTIONE – Comunicazioni Culturali o come diversamente descritto nelle didascalie
Fonte immagini: Archivio INFOGESTIONE – Comunicazioni Culturali o come diversamente descritto nelle didascalie.
Fonte video e contenuti multimediali:

Collegamenti per approfondimenti inerenti al tema:
https://www.ketyfranzolin.com/
https://www.lalanternaaps.com

Note
1 -I dati relativi alle criticità nelle competenze in uscita e alla quota di studenti, che non raggiungono i livelli minimi di adeguatezza nella comprensione del testo e nella lingua italiana trovano riscontro nelle analisi periodiche sui livelli di apprendimento pubblicate nei Rapporti ufficiali dell’INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione), che evidenziano storicamente ampie fasce di dispersione implicita e vulnerabilità nelle competenze al termine del ciclo di istruzione secondaria superiore.

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