Quaderni di comunicazione
Sono stata qui
con Alessandra Nunziante
Il percorso di ricerca dei Quaderni di Comunicazione procede e si evolve. Abbiamo iniziato rivolgendoci agli editori, una categoria che vive la complessità della comunicazione al servizio del pensiero altrui, da fare conoscere, accettare a volte, ma, soprattutto, una professione a beneficio, oltre che del sostentamento di chi opera in tale settore, di una collettività inconsapevole, troppo spesso, dell’importanza intrinseca della proposta editoriale: leggere, comprendere, crescere, il tutto da attuarsi nel più completo esercizio di umiltà, che difetta un poco a tutti noi negli ultimi tempi, così propensi all’apparenza ed alla vanità. La lettura, infatti, non permette replica: si deve “incassare” e lasciare che i contenuti, nella preziosa fisiologia della dialettica interna ad ognuno di noi, facciano il loro effetto. Parafrasando un principio biblico, ogni libro è come la pioggia, non torna alla sua origine se non dopo aver fecondato il terreno, con o senza il lavoro del contadino.
Nell’evoluzione dei Quaderni di Comunicazione, abbiamo, se possibile, reso ancora più problematico l’ambito di studio, estendendo la nostra attenzione anche a coloro che “producono” arte ed al loro rapporto con la comunicazione.
Se nel primo caso l’editore funge da intermediario tra autore (artista anch’esso) per la scelta e per l’adattamento dei contenuti, nonché per la definizione e la distribuzione della proposta editoriale, ora, nell’ambito dell’espressione artistica non libraria, la presenza di una mediazione socio-culturale e di impresa viene meno, anche se esistono già diverse tipologie di mediatori ed ulteriori nuovi soggetti stanno presentandosi in questo scenario.
Sovente l’artista, nella maggior parte dei casi, soprattutto nell’abito delle arti figurative, deve, più dello scrittore, essere in grado di gestire argomenti e tecniche, che si confanno più al ruolo del manager. Tutto ciò ingenera pressione, distrazione, contaminazione e forse un poco di violenza in coloro che, attraverso la propria arte, si espongono, senza difese, ad un rapporto con il prossimo, con la collettività e con il mondo economico, mercantile, istituzionale sovente insidioso e foriero di problematiche profonde ed incisive per l’artista, a volte limitanti la sua creatività e la sua crescita personale e professionale.
Nel traghettare i nostri Quaderni di Comunicazione dall’editoria (che non abbandoneremo di certo, anzi) alle arti figurative saremo assistiti da Alessandra Nunziante, artista visiva e scrittrice, prima ospite di questo nostro nuovo corso.

artista visiva e scrittrice italiana
Alessandra Nunziante, nata a Torino nel 1991 è un’artista visiva e scrittrice italiana. La sua ricerca si sviluppa tra arti visive e narrazione, con un linguaggio che indaga identità, fragilità e trasformazione.
È autrice di tre romanzi pubblicati e ha ricevuto riconoscimenti in ambito artistico e letterario, tra cui il Premio Città di Berlino e la Palma d’Oro per le Arti Visive a Montecarlo. Ha esposto in Italia ed all’estero, collaborando con realtà istituzionali e culturali.
Al centro del suo lavoro si trova il progetto Deformazioni, una ricerca visiva che esplora il concetto di imperfezione come elemento autentico e generativo, attraverso forme essenziali e tensioni tra equilibrio e alterazione.
Parallelamente, sviluppa format culturali e progetti interdisciplinari, che uniscono arte, scrittura e comunicazione, con un’attenzione particolare al rapporto tra linguaggio visivo e percezione contemporanea.
Comunicazioni Culturali
Chi è Alessandra Nunziante?
Alessandra Nunziante
Chi sono? Non lo so fino in fondo, e forse non mi interessa definirmi in un’unica forma. Le definizioni mi stanno strette.
Quello che so è che sono una persona che cerca la comunicazione nelle cose, e che trova nell’arte il modo più naturale per esprimersi. Se devo scegliere una parola, direi “artigiana” prima ancora che artista: qualcuno che lavora con le mani, con l’intuizione e con una certa consapevolezza del gesto.
Arrivo da una famiglia creativa: mia nonna era una soubrette, mio nonno viveva anche grazie alla galleria del mio bisnonno. In casa si respiravano filosofia, arte e musica, non come qualcosa di distante, ma come parte della vita quotidiana. È lì che ho imparato a guardare.
Oggi cerco di restare fedele a quella origine: essere una persona che usa la propria professione con consapevolezza, ma senza perdere la parte più istintiva e silenziosa. Perché a volte l’espressione più vera è quella che riesce a dire senza parlare.
Comunicazioni Culturali
Cos’è la cultura e qual è il suo ruolo?
Alessandra Nunziante
La cultura è tutto e niente allo stesso tempo. È fatta di tradizioni, di storia, di modi di vivere, ma anche di piccoli gesti quotidiani che spesso non riconosciamo come tali.
È il percorso che ci ha portati fin qui: ciò che spiega come siamo arrivati a essere quello che siamo oggi.
Serve prima di tutto a sviluppare consapevolezza. Senza cultura perdiamo il senso della nostra origine, ci muoviamo senza capire davvero il contesto in cui siamo immersi. La cultura, invece, ci dà una dimensione storica: ci ricorda che facciamo parte di qualcosa di più grande, che ogni scelta, ogni visione, ha radici profonde.
Per me è anche un’arte del vivere. Non è solo sapere, ma è modo di stare al mondo, di osservare, di interpretare la realtà. È ciò che ci permette di riconoscerci e, allo stesso tempo, di metterci in discussione.
Comunicazioni Culturali
Cos’è l’arte?
Alessandra Nunziante
L’arte è una forma antica di linguaggio. Nasce nella preistoria, quando l’uomo non aveva ancora parole strutturate ma sentiva già il bisogno di lasciare un segno: nelle pitture rupestri, nei simboli, nei gesti. Era un modo per raccontare, per esistere, per non scomparire.
Per questo l’arte è prima di tutto comunicazione, ma una comunicazione sottile, non sempre immediata. Non spiega, suggerisce. Non impone, lascia spazio.
È anche un modo per rimanere nella storia. Un tentativo di fissare qualcosa che altrimenti sarebbe destinato a dissolversi: un’emozione, un pensiero, un passaggio umano.
Per me l’arte è vita. Non è separata dall’esistenza, ma la attraversa. È il punto in cui ciò che viviamo prende forma e diventa visibile.
Fare arte significa dire “sono stato qui”, anche senza usare parole.
Comunicazioni Culturali
Cosa significa essere un’artista?
Alessandra Nunziante
Cosa significa davvero essere un’artista? Prima ancora: cosa vuol dire esserlo?
Per me l’arte non è una categoria chiusa.
Anche un panettiere che fa un buon pane può fare arte. L’arte sta nel modo in cui si fanno le cose: nella dedizione, nella cura, nella passione.
Essere un’artista significa portare dentro ciò che si fa un’intenzione, un’estetica, un messaggio. È un modo di lavorare, ma anche un modo di guardare.
C’è l’estro, certo, ma non basta. C’è anche la costanza, il gesto ripetuto, la scelta di dare forma a qualcosa ogni giorno.
L’arte, per me, è questo: un equilibrio tra comunicazione e autenticità. E essere artista significa incarnarlo, indipendentemente dal mezzo.
Comunicazioni Culturali
Quale relazione intercorre tra arte e cultura?
Alessandra Nunziante
Arte e cultura sono strettamente connesse perché l’arte è sempre stata uno strumento attraverso cui una società si racconta, ma anche si nasconde.
Ci sono molti casi in cui le opere portano messaggi sottili, non immediatamente visibili.
Un esempio è La Primavera di Sandro Botticelli: a prima vista è una scena mitologica armoniosa, ma in realtà racchiude riferimenti filosofici legati al neoplatonismo della corte medicea. Non è solo bellezza, è un’idea precisa di amore, conoscenza e ascesa spirituale.
Oppure Las Meninas di Diego Velázquez: sembra un ritratto di corte, ma è in realtà un gioco complesso sul potere dello sguardo, sul ruolo dell’artista e su chi osserva chi. È quasi una riflessione nascosta sulla posizione dell’artista nella società.
Ancora, Il Giardino delle Delizie di Hieronymus Bosch: apparentemente un mondo fantastico e caotico, ma pieno di simboli morali e religiosi, quasi una critica velata ai comportamenti umani e alla società del tempo.
In tutti questi casi, l’opera non dice tutto in modo esplicito. Suggerisce, stratifica, nasconde.
Ed è proprio qui che si vede il legame con la cultura: l’arte non solo la rappresenta, ma la codifica, la protegge e a volte la mette in discussione senza esporsi direttamente.
Comunicazioni Culturali
Quale relazione intercorre tra arte e comunicazione?
Alessandra Nunziante
Arte e comunicazione sono legate fin dall’origine. L’arte nasce prima della parola, nei tempi più antichi, quando l’uomo iniziava a comunicare attraverso segni, immagini, simboli.
Quei segni erano i primi tentativi di relazione con l’altro. Non erano ancora rappresentazioni complesse, ma già contenevano un bisogno: quello di comunicare.
Oggi siamo arrivati a forme molto più evolute, come l’arte astratta e concettuale, dove il segno può esistere anche senza rappresentare qualcosa di riconoscibile. Ma in fondo il principio è lo stesso: usare un linguaggio non verbale per trasmettere.
I cinque sensi sono profondamente collegati sia all’arte che alla comunicazione. Guardiamo, ascoltiamo, percepiamo, e attraverso queste percezioni costruiamo significati.
Per questo si può comunicare anche senza parlare. L’arte è proprio questo: una forma di comunicazione che non ha bisogno di parole, ma che riesce comunque ad arrivare. Anche in modo diverso per ciascuno.
Comunicazioni Culturali
Esiste l’arte senza gli “altri”? Che rapporto intercorre tra l’artista e gli “altri”? Qual è l’aspetto migliore e quello peggiore nel rapporto tra l’artista e gli “altri”?
Alessandra Nunziante
L’arte esiste eccome anche senza gli altri. Anzi, spesso nasce proprio lì: in uno spazio intimo, privato, lontano dallo sguardo esterno. Non tutto ciò che viene creato ha bisogno di essere mostrato, e il “fare per far vedere” non sempre è sano.
Per me l’arte è prima di tutto espressione personale. È qualcosa che nasce da dentro, da uno studio, da un’urgenza, da un pensiero che prende forma.
Il problema è che spesso l’artista viene catalogato più come personaggio, quasi bohémien, provocatore, che come comunicatore. In realtà, dietro ogni lavoro c’è sempre un modo per esprimere qualcosa di profondo, anche quando non è immediatamente evidente.
Il rapporto con gli altri diventa concreto soprattutto nel momento in cui l’opera esce da quella dimensione privata. Ed è lì che emergono le parti più complesse.
L’aspetto migliore è la possibilità di creare connessione, anche minima. Quello più delicato, invece, è legato al momento della vendita. Se ne parla poco, ma non è affatto scontato vendere, e soprattutto vendere al giusto valore.
È un passaggio in cui l’opera smette di essere solo espressione e diventa anche scambio. E questo, per un artista, non è mai neutro.
Comunicazioni Culturali
Cos’è il mercato per un artista?
Alessandra Nunziante
Il mercato per un artista è complesso e spesso difficile da decifrare, perché non è un sistema unico, ma un insieme di strutture e dinamiche diverse.
Ci sono le gallerie, che selezionano, rappresentano e promuovono gli artisti; le fiere, che creano visibilità e relazioni; i collezionisti, che determinano in parte il valore e la continuità di un percorso; le case d’asta, che influenzano le quotazioni; i curatori, i critici e le istituzioni, che contribuiscono alla legittimazione culturale.
Nel bene, il mercato permette all’artista di esistere professionalmente: dà visibilità, crea opportunità, consente di sostenersi economicamente e di portare il proprio lavoro in contesti più ampi e strutturati.
Nel male, può diventare selettivo in modo poco trasparente, guidato da dinamiche di relazione, tendenze o logiche economiche che non sempre coincidono con il valore reale del lavoro. A volte premia più il posizionamento che la ricerca.
Inoltre, il mercato introduce una pressione: quella di produrre, di essere coerenti con una linea riconoscibile, di mantenere un certo livello di vendita. E questo può influenzare, anche inconsapevolmente, il processo creativo.
Per questo il mercato è uno spazio da conoscere, non da subire. È uno strumento, non un fine.
La vera sfida per un artista è entrarci con consapevolezza, senza perdere la propria direzione.
Comunicazioni Culturali
In che modo il mercato influenza l’arte, la vita e l’opera di un artista?
Alessandra Nunziante
Il mercato influenza l’arte in modo molto più profondo di quanto sembri. Non riguarda solo la vendita di un’opera, ma tutto il sistema che decide cosa viene visto, valorizzato, raccontato e ricordato.
Storicamente è sempre stato così. Nel Rinascimento, per esempio, molte opere nascevano da committenze religiose, politiche o aristocratiche: papi, famiglie nobili, chiese e corti orientavano soggetti, dimensioni e messaggi. L’artista aveva spazio creativo, ma dentro una struttura precisa di potere e rappresentazione.
Anche oggi il mercato agisce così, solo con strumenti diversi: gallerie, fiere, collezionisti, case d’asta, curatori, social media, fondazioni e piattaforme digitali. Tutti questi elementi contribuiscono a costruire il valore di un artista, non solo economico ma anche simbolico. Bourdieu parla infatti del campo culturale come di un sistema in cui opere, artisti, critici, gallerie e istituzioni partecipano alla produzione del valore culturale.
Il mercato influenza anche la vita dell’artista: tempi, produzione, relazioni, scelte pratiche. Può offrire libertà economica, continuità e riconoscimento; ma può anche generare pressione, obbligo di riconoscibilità, paura di cambiare strada. Alcuni studi sul lavoro artistico mostrano quanto spesso gli artisti debbano muoversi tra più attività, più ruoli e condizioni economiche non lineari.
Sul piano sociale e politico, il mercato può amplificare alcuni linguaggi e lasciarne altri ai margini. Decide cosa diventa “visibile”, cosa entra nelle collezioni, cosa viene raccontato come rilevante. Per questo non è mai neutro: riflette gusti, poteri, mode, economie e gerarchie culturali.
Quindi il mercato può sostenere l’arte, ma può anche condizionarla. La vera sfida, per un artista, è conoscerlo senza diventarne prigioniero: usarlo come strumento di diffusione, non come unico criterio di valore.

Alessandra Nunziante
particolare
Comunicazioni Culturali
Cosa significa comunicare l’arte? In particolare cosa significa comunicare la propria arte?
Alessandra Nunziante
Comunicare la propria arte, nel senso più puro, significa comunicare la propria essenza. Ma anche il proprio cambiamento.
L’arte è evoluzione, è studio continuo, prima di tutto con se stessi. È un processo interno che poi prende forma e viene, in qualche modo, “scremato”, lasciato andare. A quel punto non ti appartiene più del tutto: ogni persona ci vedrà ciò che vuole vedere.
Comunicare, in questo senso, vuol dire spogliarsi. Mettere fuori qualcosa di autentico, senza sapere fino in fondo come verrà ricevuto.
E allora la domanda diventa inevitabile: quanto si riesce davvero a comunicare se stessi?
Per me non completamente. C’è sempre uno scarto tra ciò che si sente e ciò che arriva. Ma è proprio in quello scarto che si crea lo spazio per l’altro, per l’interpretazione, per la relazione.
Ed è lì che l’arte continua a vivere.
Comunicazioni Culturali
La comunicazione quanto influenza il rapporto con gli “altri” e con il mercato? Adotta strategie e mezzi particolari, per sostenere la sua riconoscibilità nei confronti del mercato e delle vendite?
Alessandra Nunziante
Assolutamente sì, la comunicazione è fondamentale. Ma oggi deve essere anche costante.
Un tempo un’intervista veniva letta, riletta, studiata. Oggi siamo in un flusso continuo: ogni giorno bisogna comunicare, esserci, aggiornare, raccontare.
Questo cambia completamente il rapporto con gli altri e con il mercato. La riconoscibilità non nasce più da pochi momenti forti, ma da una presenza costante nel tempo.
Ci sono artisti che hanno lavorato molto su questo aspetto. Andy Warhol, ad esempio, aveva già capito quanto l’immagine pubblica fosse parte dell’opera: costruiva se stesso tanto quanto le sue opere.
Oggi lo vediamo in modo ancora più evidente con artisti come Banksy, che usa la comunicazione in modo strategico anche attraverso l’assenza e il mistero, oppure Takashi Murakami, che ha costruito un linguaggio riconoscibile e lo ha diffuso attraverso collaborazioni, prodotti e piattaforme globali.
Da un lato è una grande opportunità: permette di creare dialogo, di farsi conoscere, di costruire un’identità forte.
Dall’altro lato richiede attenzione. Il rischio è comunicare troppo e perdere profondità, oppure adattarsi a logiche che non appartengono davvero al proprio lavoro.
Per me la chiave è equilibrio: essere presenti, ma senza svuotare il contenuto. La comunicazione deve sostenere l’opera, non sostituirla.
Comunicazioni Culturali
Quanto incide la tecnologia sul fare arte e sul comunicarla?
Alessandra Nunziante
La tecnologia incide in modo profondo, sia nel fare arte che nel comunicarla.
Da un lato ha ampliato enormemente le possibilità: nuovi strumenti, nuovi linguaggi, nuove forme. Ha reso accessibile ciò che prima era limitato e ha aperto a sperimentazioni continue.
Dall’altro lato, però, si è un po’ perso il concetto di studio tecnico come base. In passato l’arte era anche disciplina: basti pensare a Leonardo da Vinci, che studiava l’anatomia in modo quasi scientifico, sezionando corpi per comprendere muscoli, proporzioni, movimento. O a Michelangelo, dove ogni forma nasce da una conoscenza profonda del corpo umano. L’emozione c’era, ma era sostenuta da una struttura solida.
Oggi, in molti casi, si parte direttamente dalla base emotiva. Questo può essere potente, ma rischia di essere fragile se non è accompagnato da ricerca e consapevolezza.
Anche nella comunicazione la tecnologia ha cambiato tutto. I social possono essere strumenti straordinari: permettono di costruire un portfolio, di raggiungere persone in tutto il mondo, di creare connessioni reali e opportunità concrete.
Allo stesso tempo, però, possono dare spazio anche a una sovraesposizione, a una semplificazione del lavoro artistico, dove conta più l’impatto immediato che la profondità.
Per me la tecnologia è una possibilità enorme, ma va usata con equilibrio. Può valorizzare l’arte, ma non deve sostituire né il tempo dello studio né quello della ricerca.
Comunicazioni Culturali
Cosa significa vendere l’arte? Come incide sull’artista l’atto e la relazione commerciale con gli “altri”?
Alessandra Nunziante
Per me è giusto vendere la propria arte. Altrimenti non sarebbe una professione.
Ma arrivare a questa consapevolezza non è stato immediato. Ci vogliono anni per accettare che qualcosa di così personale possa avere anche un valore economico, senza sentirsi in conflitto.
Vendere significa dare dignità al proprio lavoro, riconoscere il tempo, lo studio, la ricerca che ci sono dietro. Significa anche permettersi di continuare.
Allo stesso tempo, non è un passaggio semplice. Dare un prezzo a un’opera vuol dire esporsi, accettare uno sguardo esterno che valuta, sceglie, a volte rifiuta.
La relazione con chi acquista non è mai solo commerciale. È un incontro: qualcuno sceglie un tuo lavoro perché, in qualche modo, lo sente vicino. E questo crea un legame, anche silenzioso.
Per me vendere non deve mai essere il punto di partenza, ma una conseguenza naturale. Quando succede nel modo giusto, non toglie nulla all’arte—le dà continuità.
Comunicazioni Culturali
Cosa significa e cosa si prova ad essere “valutati” dal mercato
Alessandra Nunziante
Essere valutati dal mercato significa entrare in un sistema complesso, spesso pesante, e non facile da attraversare.
Non è un meccanismo immediato né meritocratico in modo lineare. Per entrarci bisogna conoscerlo, capire le dinamiche, muoversi, agire. Non basta creare: bisogna anche sapersi posizionare, costruire relazioni, trovare i contesti giusti.
Il mercato assegna un valore, economico e simbolico, ma quel valore non è mai neutro. Dipende da molti fattori: visibilità, contatti, momento storico, tendenze.
A livello personale, questo può essere impegnativo. Da un lato c’è il desiderio di essere riconosciuti, dall’altro la consapevolezza che quel riconoscimento passa attraverso logiche che non sempre coincidono con la qualità del lavoro.
Si prova quindi un misto di cose: soddisfazione quando il proprio lavoro viene accolto, ma anche fatica, pressione e, a volte, distanza.
Per me è importante non subirlo. Il mercato va capito e attraversato con lucidità.
È uno spazio in cui bisogna imparare a muoversi, senza perdere la propria direzione.
Comunicazioni Culturali
Può dichiarare di avere un suo pubblico e di conoscerlo? Come lo identifica e come interagisce con esso?
Alessandra Nunziante
Non credo che un artista possa definire il proprio pubblico in modo rigido, ma nel tempo si creano delle risonanze.
Più che parlare di “target”, preferisco pensare a persone che si riconoscono in un certo tipo di sensibilità. Non è una questione di età o categoria, ma di sguardo.
Il mio pubblico è fatto da chi si ferma, da chi osserva davvero, da chi è disposto a entrare in un livello più profondo. Non necessariamente da chi capisce tutto, ma da chi sente qualcosa.
Lo identifico nel modo in cui reagisce: nei messaggi, negli sguardi durante una mostra, nelle scelte di chi decide di portare a casa un’opera.
L’interazione oggi passa anche attraverso la comunicazione quotidiana: social, progetti, incontri. Ma non è mai completamente controllabile, ed è giusto così.
Per me non si tratta di adattarsi al pubblico, ma di costruire un linguaggio coerente. Se è autentico, troverà le persone giuste.
Il pubblico non si costruisce forzandolo. Si incontra.
Comunicazioni Culturali
Come valuta il sistema di propagazione culturale nazionale? Qual è il rapporto con le altre forme espressive? Il sistema educativo-scolastico nazionale favorisce le professioni artistiche? Cosa accade all’estero a tal proposito?
Alessandra Nunziante
Il sistema culturale in Italia sta iniziando a muoversi, ma resta ancora in parte antiquato.
Da un lato i numeri dimostrano che la cultura è centrale: il settore culturale e creativo in Italia genera oltre 100 miliardi di euro di valore e coinvolge più di 1,5 milioni di lavoratori, con un impatto complessivo che arriva a circa 296 miliardi di euro sull’economia . Questo significa che non è un ambito marginale, ma un vero motore economico.
Eppure, nonostante questi numeri, la percezione resta indietro. L’arte è ancora spesso vista come un hobby più che come una professione, e il sistema di accesso è complesso, a volte chiuso, legato a dinamiche relazionali più che meritocratiche.
Anche a livello economico il mercato italiano dell’arte è relativamente piccolo: rappresenta circa l’1% del mercato globale . Questo dice molto: abbiamo una delle storie artistiche più forti al mondo, ma un peso contemporaneo ancora limitato.
Sul piano del lavoro, la situazione è altrettanto significativa: circa l’80% delle persone nel settore arte e cultura in Italia guadagna tra 1.100 e 3.300 euro lordi al mese , con grande variabilità e spesso poca stabilità. Questo rende difficile costruire una carriera solida.
All’estero, invece, il sistema è più strutturato. In paesi come Francia o Germania gli investimenti pubblici nella cultura sono più alti (in Francia circa 1% del bilancio statale contro circa 0,2% in Italia), e questo si traduce in residenze, fondi, supporti concreti e continui per gli artisti.
In Italia esistono residenze, fiere, realtà attive, ma il sistema è ancora lento e poco accessibile. Si sta muovendo, ma con fatica.
Il rapporto con le altre forme espressive, invece, è uno degli aspetti più vivi: oggi arte, scrittura, digitale, musica si contaminano sempre di più, e questo rappresenta una grande opportunità.
Il punto è chiaro: abbiamo un potenziale enorme, anche dimostrato dai numeri, ma manca ancora una struttura contemporanea capace di sostenere davvero chi fa arte oggi.
Non basta avere storia. Serve un sistema che funzioni nel presente.
Comunicazioni Culturali
Come vede il proprio futuro artistico?
Alessandra Nunziante
Lo vedo in costruzione, e spero sempre in ascesa.
Non è un percorso facile, non lo è mai stato. Richiede costanza, presenza, capacità di resistere anche nei momenti in cui i risultati non sono immediati.
Per me non esiste un punto di arrivo definitivo. Esiste un lavoro continuo: crescere, affinare, cambiare senza perdere la propria identità.
Credo molto nella costanza. È quella che, nel tempo, fa la differenza. Più del talento, più delle occasioni.
Il mio obiettivo è continuare a costruire un percorso solido, coerente, che abbia valore nel tempo. Senza forzature, ma con determinazione.
Se devo dirlo in modo semplice: andare avanti, migliorare, e non fermarmi.
Coordinate di questa pagina, fonti, collegamenti ed approfondimenti.
Titolo: “Sono stata qui”
Sezione: Quaderni di comunicazione – Arte
Autore: redazione di Comunicazioni Culturali
Ospite: Alessandra Nunziante.
Codice: ICOMCOM2605061534MAN
Ultimi aggiornamenti: 06/05/2026, 23/05/2026.
Pubblicazione in rete: seconda stagione, 06/05/2026.
Proprietà intellettuale: INFOGESTIONE s.a.s
Fonte contenuti: INFOGESTIONE – Comunicazioni Culturali
Fonte immagini: Archivio INFOGESTIONE – Comunicazioni Culturali
Fonte video e contenuti multimediali: –
Collegamenti per approfondimenti inerenti al tema: https://alessandranunziante.my.canva.site/























