Quaderni di comunicazione

Vivere altre vite

con Maria Grazia Distefano

Quaderni di Comunicazione, la sezione del nostro sito dedicata alle testimonianze sulle modalità comunicative del mondo editoriale e culturale, prosegue il suo percorso dalla prospettiva di coloro che le vivono in prima persona.

Una delle prime peculiarità che stanno affiorando da questa nostra attività sul campo è quanto sia complessa e ricca di sfaccettature quella che definiamo, a volte sbrigativamente e banalmente, come “comunicazione culturale”. Nell’immaginario collettivo, infatti, tale espressione viene attribuita a categorie come editori, musei, galleristi, giornalisti e, certamente, al comparto promozionale e pubblicitario della produzione culturale, o forse a qualche artista particolarmente talentuoso nell’esternazione di sé. Nella realtà, il panorama comunicativo è molto più complesso e questa complessità tenderà ad aumentare. Ciò avverrà in funzione, innanzitutto, di una tecnologia che permette oggi a chiunque di esprimersi, di tentare di farlo o, comunque, di coltivare l’illusione di essere in contatto con una platea. In secondo luogo, la massa di soggetti attivi nella sempre più densa dimensione comunicativa espone l’atto della trasmissione a nuove criticità: la sovraesposizione, la congestione comunicativa, il blocco del campo cognitivo e l’adiabaticità di sistema causata dall’entropia di comunicazione, che sempre più velocemente tende a saturare le potenzialità di connessione.

Una terza peculiarità risiede nel micidiale connubio tra la complessità evolutiva di ogni ambito, che genera, con sostenuta velocità, segmentazioni e specializzazioni di argomento e di settore, e la conseguente necessità dei settori stessi di elaborare comunicazioni atte alla diffusione delle proprie informazioni e dei propri contenuti. Non vi è attività umana, pertanto, che non sia interessata, da questa prospettiva, alla comunicazione culturale. Il tutto è reso ancora più complesso dalla velocità stessa, che non è più un mero aspetto tattico, bensì strategico, determinante per il posizionamento e per la capacità di influenza su ambienti, contenuti, efficacia, efficienza e relazioni, comprese quelle mercantili.

Un esempio banale, ma comunque significativo, è stato vissuto di recente in istituto: uno tra i tanti. Un ente di rappresentanza professionale a livello nazionale decide di radunarsi a congresso, organizzando una giornata in presenza e in rete tramite trasmissione in “streaming”. Risultato: quindici partecipanti in presenza, due spettatori in diretta (con picchi di tre!). Atti del congresso dispersi, non ospitati in alcun luogo virtuale o fisico. Permanenza del segnale deteriorata e decaduta già durante i lavori. Il sito web istituzionale e la presenza in rete equivalenti a un volantino di carta patinata, in cui sono indicati lo statuto, le cariche istituzionali e poco più. Nessuna struttura dedicata alla comunicazione e, dinamica molto diffusa, nessun reparto interno all’ente in grado di dedicarcisi, ovvero capace di possedere o procurarsi le competenze e gli strumenti operativi per analizzare e gestire la comunicazione. Vertici dell’ente che comunicano attraverso messaggi istituzionali sui social ma che, per essere raggiunti da una semplice telefonata, sprecano tempo ed energie inviando email per conoscenza a mezzo mondo. Il congresso non è servito a nulla, se non a chi ha noleggiato le prestigiose aule deserte e a dare, purtroppo, prova di scarsa urbanità, organizzazione ed efficienza dell’ente e delle sue cariche. Soprattutto, non è servito a innescare l’intelligenza di sistema, quella fondamentale caratteristica che permette a soggetti ed enti di divenire consapevoli della propria ragione d’essere per mezzo dello studio e dell’interpretazione dei flussi comunicativi emessi e ricevuti.

Da tale banalità si riesce facilmente a evincere come, specialmente nel nostro Paese, l’organizzazione e la comunicazione siano estremamente sottovalutate, soprattutto l’approccio scientifico per lo studio delle stesse e la conseguente capacità di utilizzarne i dati; i risultati sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti. Ne derivano inefficienza, confusione, pressapochismo e, purtroppo, una dilagante inaffidabilità e inabilità alla risposta verso le sollecitazioni comunicative, che rendono gli enti, i sistemi e i mercati sempre meno ricettivi e reattivi.

In questo quadro spicca, per particolare interesse, l’intervista alla nostra nuova ospite: Maria Grazia Distefano, educatrice, docente e scrittrice. Dal suo intervento emerge proprio il lucido confronto con queste caratteristiche critiche della comunicazione e con i nuovi requisiti indispensabili per operare, a tutti i livelli, in dimensioni ad alta densità di informazione.

Maria Grazia Distefano ci espone con chiarezza che comunicare coincide sempre di più con la capacità di comprendere e di decidere assetti e strategie, che tendono a configurarsi come un’unica espressione gestionale, comune e di base per ogni attività: dalla pedagogia alla letteratura, dalla finanza alla medicina, dalla politica all’economia, dalla struttura del periodo alla ricerca dell’editore.

L’atto creativo libero e liberatorio, che emerge sempre con forza dall’intervista, sembra tuttavia assediato nella sua purezza da ragioni di mercato, convenienze e vantaggi di terzi (come accade per certi editori), e dalla tentazione di smettere di faticare per testimoniare la propria genuina esistenza, cedendo alle lusinghe dell’apparire. Il problema non risiede nella scienza e nella tecnica della comunicazione in sé, ma nel modo in cui usiamo tali informazioni e competenze; soprattutto sta nel chiedersi se veramente, come asserito dalla nostra autrice, si sia in grado di padroneggiarle. Come da sempre in natura e, in particolar modo, nella costituzione intima della materia, anche nelle comunicazioni non ha più senso parlare di forma e di sostanza come elementi scissi, ma di un’unica matrice che si differenzia e crea noi e il nostro intorno. Una volta parlare di comunicazione era accessorio, oggi è fondamentale: non solo per la sua fruizione, ma soprattutto perché tale attività rappresenta una nuova opportunità per la conoscenza più profonda della nostra consapevolezza esistenziale. Una scienza, quindi, non più una semplice maniera.



Comunicazioni Culturali
Chi è Maria Grazia Distefano?

Maria Grazia Distefano
Non è mai semplice definire se stessi, si ha sempre il timore di dire troppo o troppo poco. Sono un’insegnante di scuola primaria, laureata in Pedagogia e specializzata in Pedagogia Clinica. Questi i titoli, ma ciò che definisce davvero una persona è il percorso fatto prima di raggiungerli, nel mio caso, un percorso rivolto per intero all’attenzione verso l’altro.

Maria Grazia Distefano

Dopo la laurea, lavoro come insegnante di scuola dell’infanzia in un istituto privato. Prima vera palestra di vita, in cui apprendo l’importanza dell’empatia, dell’autorevolezza e della diplomazia per sedare le ansie genitoriali e pormi come modello rassicurante e istruttivo per i più piccoli. Sempre in quegli anni, mi specializzo in Pedagogia Clinica. Un percorso triennale che ha arricchito sia la mia professione sia il mio essere persona. In seguito alla specializzazione, lascio la scuola dell’infanzia e apro uno studio privato in cui mi occupo di soggetti in età scolare con Disturbi Specifici di Apprendimento, di attenzione e concentrazione, iperattività, disturbi del linguaggio, del comportamento e della relazione, nonché calo del tono dell’umore e riequilibrio psico-emotivo; curo uno sportello di ascolto presso i Servizi Sociali; in qualità di relatrice conduco assemblee scolastiche sulla tematica “La relazione sessuo-affettiva”; propongo corsi di aggiornamento per insegnanti e corsi indirizzati al sostegno della genitorialità.

Maria Grazia Distefano

La pausa che mi concedo durante la maternità si trasforma in occasione per dedicare del tempo alla passione fino ad allora sopita. Imbocco così il meraviglioso mondo della scrittura creativa e, come mia abitudine, provo a farlo al meglio. Inizio a studiare, a esercitarmi, a sperimentare uno stile, a dare voce ai pensieri e vederli finalmente impressi su carta. Non scrivo più per me stessa, mi sento pronta a sottoporre i miei lavori al giudizio degli altri. Da qui prendono vita le prime raccolte di racconti, poi i romanzi, fino ad approdare di recente alla letteratura per l’infanzia.
Dopo anni vissuti un po’ come una trottola, sento il bisogno di dare un po’ di stabilità, così accetto il ruolo nella scuola primaria. Torno al mio primo vero amore e lo faccio portandomi dietro un importante bagaglio culturale/esperenziale da spendere nella cura, nella formazione e nello sviluppo delle piccole menti, che a fine ciclo mi auguro sempre siano pronte per trasformarsi in qualcosa di grande.
Chi è quindi Maria Grazia Distefano? È una persona che ama la vita ed è grata, perché si trova esattamente nel posto in cui vorrebbe essere.

Comunicazioni Culturali
Che cos’è la cultura e a cosa serve?

Maria Grazia Distefano
La cultura di un popolo può essere considerata la sua carta d’identità. La cultura pone le sue basi su dei punti fermi (le radici), allo stesso tempo però è una valigia colma che ci si porta dietro mentre ci si muove verso altre direzioni.

La cultura è conoscenza, è amore del bello, rispetto per ciò che altri hanno realizzato e hanno lasciato in eredità. Allo stesso tempo non rivolge lo sguardo soltanto al passato, a ciò che è stato, grazie alla cultura l’umanità progredisce, le menti diventato elastiche e sperimentano tolleranza e accettazione, elementi necessari per la risoluzione di tutti i conflitti.

Comunicazioni Culturali
Che cos’è la parola? Cos’è la letteratura? Cos’è un libro e qual è la sua funzione?

Maria Grazia Distefano
Si potrebbe dire che la parola è comunicazione, ma sarebbe riduttivo, perché la comunicazione sappiamo bene che non è soltanto verbale. La parola è qualcosa di più profondo, ha il grande potere di penetrare dentro l’animo umano con le dovute conseguenze.
Un’insegnante, per esempio, non può non tenere conto di ciò che dice, a chi lo dice e come lo dice. Il termine “bravo” può significare elogio o scherno. Le parole vanno pensate e pesate prima di essere riferite al nostro interlocutore.
La letteratura poi cos’è se non un insieme di parole? Anche in questo caso, collocate in un certo ordine, inserite in un determinato contesto, sono in grado di suscitare le più disparate emozioni. Chi si nutre di letteratura cresce e più se ne alimenta più ne sente il bisogno.
I libri per me sono casa, conforto, certezza. Datemi un libro e non mi sentirò mai sola! Al momento la mia libreria conta poco meno di novecento opere. Aprire un libro significa per me entrare ogni volta in altre vite. I personaggi diventano miei conoscenti, a volte veri e propri amici da cui dispiace separarmi, così spesso mi scopro a rallentare la lettura delle ultime pagine di un libro per restare altro tempo in loro compagnia.
La funzione di un buon libro, per ovvi motivi, è diversa. Dipende da quello che il lettore vi vuole trovare.Un libro può istruire, far trascorre delle ore serene, far viaggiare in luoghi lontani o far crogiolare il lettore in un amore tormentato, ricco di conflitti prima dell’atteso lieto fine.
Ogni libro equivale a ore di non sé e tutti, prima o poi, ne abbiamo bisogno.

Comunicazioni Culturali
Cosa significa essere un’autrice? Perché si scrive? Perché e quando si diventa scrittrici? Come avviene il suo atto creativo?

Maria Grazia Distefano
Scrivere è di certo un atto creativo così come lo è dipingere un quadro, comporre la musica o il testo di una canzone.
C’è un’idea e il bisogno di comunicarla agli altri. Essere un’autrice non è altro che obbedire a quel bisogno. Si diventa davvero scrittrici però quando si comprende che non si può improvvisare, è necessario apprendere la tecnica e applicare le regole di scrittura.
Per quanto mi riguarda, il mio atto creativo segue all’inizio un impulso. Nel momento in cui la voglia di trattare un argomento diventa un’esigenza, avvio un progetto, lavoro a un’idea che piano piano si sviluppa in trama principale e si interseca alle sottotrame, in cui i personaggi prendono vita tramite una loro attenta caratterizzazione.
In genere, so dove voglio arrivare, ciò che spesso non ho ben chiaro è il percorso. Mi capita a volte di crescere insieme ai personaggi, così una scena che non avevo previsto può prendere piede in un determinato momento. Scrivere per me è quindi vivere altre vite, godere delle sfaccettature di tante anime diverse.

Comunicazioni Culturali
Quale relazione intercorre tra letteratura e cultura? Quale tra letteratura e comunicazione?

Maria Grazia Distefano
Non c’è letteratura senza cultura, non c’è cultura senza letteratura. La letteratura è l’espressione prima della cultura, usa una lingua e la storia del tempo per indurre l’uomo a una riflessione, per sviluppare in lui un’etica e allo stesso tempo tramandare tradizioni.
Attraverso la letteratura l’uomo cambia e dà vita ad altra cultura. Di per sé la letteratura è già comunicazione, anche se da quella odierna si discosta perché ha tempi più distesi, è meno diretta rispetto alla forma di comunicazione che troviamo sui social, in cui il messaggio veicolato deve risultare quanto più chiaro e immediato possibile.
In seno alla letteratura l’uomo ha la possibilità di porsi delle domande, di riflettere sui contenuti prima di farli diventare suoi. Concluderei dicendo che entrambe hanno lo stesso scopo, ma per raggiungerlo mettono in atto strategie diverse. 

Comunicazioni Culturali
Esiste l’arte senza gli “altri”? Che rapporto intercorre tra un’autrice e gli “altri”, i lettori in primis nel suo caso? Qual è l’aspetto migliore e quello peggiore nel rapporto tra l’autrice e gli “altri”?

Maria Grazia Distefano
Esiste un’arte senza gli “altri” ed è quella intima, come espressione interiore per se stessi, che resta chiusa in un cassetto o tra le pareti di casa propria. E poi c’è un’arte che necessita degli “altri”, ed è quella il cui intento è veicolare un messaggio, avviare una forma di comunicazione.
Per quanto mi riguarda, all’inizio la mia scrittura non era per gli “altri”, era per me. Obbedivo a un bisogno e lo facevo in piena libertà, quando ho cominciato a scrivere per essere letta ho dovuto obbedire, invece, a delle regole ben precise. Scrivere per gli altri significa mettere il lettore a proprio agio, fare in modo che il messaggio arrivi in modo chiaro. Questa è vera comunicazione e per farlo, come dicevo prima, non si può improvvisare.
Non credo ci sia un aspetto migliore o peggiore nel rapporto tra la “me” autrice e gli “altri”. Mi auguro ci sia piuttosto un rapporto di reciproca crescita.
Alla fine della lettura di un mio libro, mi piace pensare che qualcosa nel lettore sia cambiato, che l’arco di trasformazione del protagonista sia per certi versi anche quello di chi legge. Per l’autrice, invece, la crescita è rappresentata dalle critiche (costruttive e non volutamente denigratorie) che riceve. Ogni critica deve essere una presa di coscienza, serve a migliorare il proprio modo di lavorare, spinge a nuove riflessioni. Ecco perché, nonostante, a volte, siano dei veri e propri ceffoni, servono sempre.

Comunicazioni Culturali
A proposito di “altri”: com’è nato il sodalizio culturale con Alessandro Serra?

Maria Grazia Distefano
Alessandro Serra è stata una piacevole conoscenza oltre che una bella scoperta! Ho conosciuto Alessandro in qualità di scrittore durante la premiazione di un concorso letterario. Entrambi finalisti e poi premiati, abbiamo avuto modo di confrontarci e di scoprirci appassionati di scrittura.
Alessandro è un artista a tutto tondo: attore, regista, scrittore. C’è tanto da imparare da lui come artista e come persona. La stima è reciproca e in questi tempi, in cui i rapporti assumono connotazioni sempre più effimere e interessate, è bello sapere che c’è chi apprezza con sincerità il tuo lavoro. Tra me e Alessandro è così, l’uno farà sempre il tifo per l’altra.

Comunicazioni Culturali
Chi sono i suoi lettori? Perché la leggono e perché dovrebbero leggerla?

Maria Grazia Distefano
Negli anni ho sperimentato più voci, per tale motivo sono cambiati anche i miei lettori. La raccolta di racconti Via Vita è stata corredata da un’analisi del testo e per tale motivo è diventata narrativa per gli alunni di scuola secondaria di primo grado. I romanzi Due caffè e un succo di frutta, Ne parliamo quando torni e Simili silenzi sono più adatti a lettori più adulti.
Nella speranza di accontentare tutte le fasce d’età, ho scritto anche il romanzo Quando pizzica il cuore che segue l’avventura di una sedicenne alle prese con i problemi legati alla crescita, ma soprattutto alla tematica del bullismo e del cyberbullismo. Per ultimo, con Melina, una mela ballerina ho cercato di conquistare i lettori più piccoli. Di questo, tra l’altro è stato realizzato uno spettacolo teatrale che sta girando nelle scuole.

Perché mi leggono? Perché dovrebbero leggermi? Perché le storie non sono mai fine a se stesse, i temi sono attuali, i personaggi verosimili, le ambientazioni reali. C’è tormento, ci sono difficoltà, ma la speranza è sempre la protagonista indiscussa. I miei personaggi, per quanto fragili, trovano sempre un appiglio e lo trovano in loro stessi.
Letture introspettive, a tratti divertenti, perché un po’ di ironia non guasta mai, letture che scorrono senza tanti giri di parole, con sequenze dialogiche e una penna quasi cinematografica (a detta di qualcuno!) che rende tutto più immediato e gradevole.


Comunicazioni Culturali
Cos’è il mercato per un’autrice? In che modo il mercato influenza l’arte, la vita e l’opera di un’autrice?

Maria Grazia Distefano
Chi scrive per essere letto, non può non tenere conto del mercato. Ciò di certo potrebbe svilire la produzione artistica, orientandola verso scelte a volte obbligate. Le posizioni degli autori e delle autrici sono dunque due: scrivere perché si ha qualcosa da dire oppure scrivere per vendere. Ciò non significa che chi scrive per vendere non abbia nulla da dire, soltanto preferisce piegarsi verso certe logiche di mercato. In ogni caso, al di là del guadagno economico, il numero delle vendite ha un significato intrinseco per chi scrive, come riconoscimento, identità letteraria, apprezzamento per il proprio lavoro. Un’opera è come un figlio e, come ogni buon genitore vorrebbe, motivo di orgoglio e di vanto. Più alte le vendite, più alto l’indice di gradimento, più soddisfazione per gli autori.
Pertanto sì, il mercato può influenzare l’arte, la vita e l’opera di chi scrive. Dipenderà poi da ognuno quanto lasciarsi influenzare. Finora non mi è mai capitato di piegarmi alla dura legge del mercato, sarà per questo che le vendite non sono salite più di tanto?

Comunicazioni Culturali
Cosa significa comunicare l’arte? In particolare cosa significa comunicare la propria arte?

Maria Grazia Distefano
Fino a qualche decennio fa, l’unico modo di comunicare l’arte della scrittura erano le presentazioni dei libri, i centri culturali, i gruppi di lettura.
Modalità, per fortuna, ancora presenti, ma le strategie di comunicazione si sono rinnovate, ciò che resta identico è far capire ai lettori il valore e l’autenticità del proprio lavoro. Ammetto che non sempre mi è risultato facile barcamenarmi nella diffusione di informazioni relative ai miei scritti, forse per eccessiva riservatezza più che voglia di mettersi in gioco, un aspetto di certo poco produttivo per un’autrice.
Oggi le modalità di comunicazione della propria arte si sono intensificate, divenendo più alla portata di tutti, negli anni io mi sono avvalsa di presentazioni o incontri con l’autrice nelle scuole, di recente però ho sperimentato la divulgazione tramite i social, la pubblicazione di interviste su blog letterari o recensioni su Instagram.

Comunicazioni Culturali
Quanto incide la tecnologia sul fare arte e sul comunicarla?

Maria Grazia Distefano
Come dicevo prima, il modo di comunicare l’arte è cambiato. Oggi ci si affida sempre più al digitale, del resto non si può non tenere conto dell’avvento della tecnologia sempre più presente in tutti gli aspetti della nostra vita.
Così basta un reel, un post online, la creazione di contenuti nei canali social o la collaborazione con un influencer per arrivare ai lettori. Ciò richiede tempo e impegno, i contenuti devono essere continui e originali, per tale motivo spesso vengono affidati a veri e propri esperti. In questo modo la propria arte viene supportata o snaturata? La mia comfort zone resta l’ambiente tranquillo delle biblioteche e delle librerie, dove si respira ancora l’odore della carta intrisa di inchiostro. Mi rendo conto però che io appartengo a un’altra generazione.

Comunicazioni Culturali
Che rapporto intercorre tra un’autrice e il proprio editore? Cosa significa vendere l’arte? Come incide sull’autrice l’atto e la relazione commerciale con gli “altri”?

Maria Grazia Distefano
Il rapporto tra un’autrice e il proprio editore deve essere di estrema fiducia. L’editore crede nel prodotto, ma deve dare anche fiducia alla credibilità di chi presenta tale prodotto. Prima di approdare in libreria e nelle case dei lettori, il libro fa un lungo viaggio.
Autore ed editore devono accompagnarlo, custodirlo e proteggerlo fino a quando sarà pronto per entrare nel mondo, proprio come un bambino che diventa un adulto. Una simile collaborazione dovrebbe esserci sempre nel rapporto autore/editore. Purtroppo il mare dell’editoria è popolato da tanti squali, gente che approfitta dei sogni altrui per un personale tornaconto economico. Mi riferisco a quelle case editrici che pubblicano con contributo da parte dell’autore o, peggio ancora, agiscono in modo subdolo obbligando l’autore all’acquisto di numerose copie che questi faticherà non poco a piazzare.
Ciò accade perché per un esordiente non è facile approdare in una casa editrice affermata e seria e quindi pur di vedere il proprio libro pubblicato, cade in tali pericolose reti. Di contro, esistono realtà editoriali di piccola e media levatura che garantiscono il rapporto di fiducia di cui parlavo prima, e io sono stata molto fortuna nell’imbattermi proprio in loro.

Comunicazioni Culturali
La comunicazione quanto influenza il rapporto con gli “altri” e con il mercato? Adotta strategie e mezzi particolari, per sostenere la sua riconoscibilità nei confronti del mercato e le vendite? Che ruolo gioca, a tal proposito, la partecipazione ai concorsi?

Maria Grazia Distefano
La comunicazione, come già detto, è di fondamentale importanza, quando questa è efficace influenza in maniera positiva il rapporto con i lettori e il mercato del libro.
Un ruolo importante lo svolgono i concorsi letterari, io ne incoraggio sempre la partecipazione. Ancora oggi, qualche volta, mi piace mettermi in gioco. Il brivido della gara, l’adrenalina dell’attesa, il verdetto insindacabile dei giudici.
Nel corso degli anni ho partecipato a vari concorsi letterari, li reputo un’importante palestra letteraria. Bisogna rispettare temi e lunghezze dei caratteri, ciò stimola e allena allo stesso tempo. La partecipazione a un concorso letterario è sempre per me una bella sfida che colgo molto volentieri.

Comunicazioni Culturali
Cosa significa e cosa si prova a essere “valutati” dal mercato? Come pensava gli “altri”, il “mercato”, se li pensava, durante la stesura del suo ultimo libro?

Maria Grazia Distefano
Si ha un certo timore a essere valutati, ma, come ricordo ai miei alunni, durante una verifica o un’interrogazione, non sono loro come persone a essere valutate, bensì la loro conoscenza dei contenuti.
Un’autrice non valutata in modo positivo dal mercato, spesso si sente ferita, è come se fosse la persona a essere scartata e non un suo prodotto. Quando un’autrice riesce a separare i due aspetti, soltanto allora sarà una persona felice. Un libro, l’ultimo romanzo, non sono “me”, sono solo un mio prodotto. Se gli “altri” non ne riconoscono il valore, pazienza, la prossima volta farò “meglio”, che non coincide di certo con “farò quello che vogliono loro”.
Di recente, mi sono posta il problema di scrivere qualcosa di più aderente al mercato. Ebbene, non è che ci sia riuscita alla perfezione. Sono rimasta fedele alle caratteristiche che contraddistinguono la mia scrittura, mi sono soltanto un po’ svecchiata, ma nulla di più.

Comunicazioni Culturali
Può dichiarare di avere un suo pubblico e di conoscerlo? Come lo identifica e come interagisce con esso?

Maria Grazia Distefano
Grazie al passaparola posso dire di avere un mio piccolo pubblico. Ciò che mi rende soddisfatta, nonostante il numero esiguo di vendite rispetto ad altri autori, è che chi s’imbatte per caso in un mio libro, poi vuole leggere gli altri.
Questo, al di là di qualsiasi forma di comunicazione, è quello che mi spinge ad andare avanti nella stesura di altre opere. Un modo per poter interagire con i lettori che ho recentemente testato e che ha funzionato, è quello di inserire i riferimenti dei canali social sulla quarta di copertina. È infatti capitato che qualcuno mi abbia contattata e abbiamo fatto una piacevole chiacchierata sul libro.

Comunicazioni Culturali
Come valuta il sistema di propagazione culturale nazionale? Qual è il rapporto con le altre forme espressive? Il sistema educativo-scolastico nazionale favorisce le professioni artistiche? Cosa accade all’estero a tal proposito?

Maria Grazia Distefano
Ogni Paese civilizzato ha l’obbligo di tutelare e valorizzare il patrimonio culturale. In Italia si potrebbe fare di più e meglio, però riconosco l’importanza di alcuni tentativi per avvicinare e rendere alla portata di tutti la cultura, come l’istituzione della Domenica al Museo con ingresso gratuito nei siti e musei statali la prima domenica di ogni mese, o le Giornate FAI di Primavera per dare la possibilità di visitare luoghi che di solito sono inaccessibili.
Così come l’istituzione della Card Cultura per i neo-maggiorenni e la Carta del Merito per i neo-diplomati.
Il sistema educativo-scolastico nazionale favorisce le professioni artistiche, proponendo percorsi scolastici mirati, come il Liceo artistico e L’Accademia delle Belle Arti, così come il Liceo Musicale e i Conservatori o la Laurea al DAMS. In Italia gli studenti in genere ricevono una buona base storica delle arti, anche grazie al nostro immenso patrimonio artistico-culturale, quello che però non vedono è una sicura collocazione nel mondo del lavoro. Tante nostre eccellenze sono costrette, infatti, a trovare un loro spazio artistico all’estero, dove la formazione richiede maggiore dispendio economico, ma offre di contro un ampio raggio in termini lavorativi.

Comunicazioni Culturali
Come vede Maria Grazia Distefano il futuro della cultura, dell’arte e della comunicazione? Quale futuro per l’editoria e per i libri? Quale per Maria Grazia Distefano?

Maria Grazia Distefano
Per poter rispondere sarebbe bello avere una sfera di cristallo e guardarvi dentro. Purtroppo o per fortuna non ne sono dotata, pertanto, più che una previsione, la mia sarà un augurio. All’inizio di questa intervista ho provato a definire la cultura come la “carta d’identità” di un popolo.
Io credo che oggi più che mai questi confini si stiano allargando sempre più al punto da spingerci a parlare non più di cultura ma di intercultura come processo di scambio e arricchimento reciproco tra persone di culture diverse, con proprie tradizioni.
Un’intercultura alla cui base ci deve essere il dialogo, quindi non una semplice coesistenza ma vera integrazione.
Sull’educazione interculturale ho trattato un intero corso monografico durante i miei studi di Pedagogia e ne ho assimilato e condiviso da subito l’essenza: trasformare le differenze in opportunità di crescita reciproca. Alla base dell’educazione interculturale vi è la comunicazione, quella aperta agli altri, con messaggi chiari ma soprattutto liberi da pregiudizi, che si fonda sul rispetto e apertura all’ascolto. Il più delle volte, una cattiva comunicazione non è data dalla mancanza di chiarezza espositiva o dal messaggio fuorviante, è data dalla chiusura mentale di chi riceve il messaggio. C’è, infatti, una bella differenza tra sentire e ascoltare. C’è vera comunicazione quando c’è l’intenzione comunicativa tra chi espone un concetto e chi ne assimila il contenuto, lo analizza, lo accetta così come potrebbe rifiutarlo.
Per quanto riguarda l’editoria, torniamo ancora una volta al concetto di “mercato”. Ci si spingerà, a mio avviso, sempre di più a soddisfare le richieste dei “tanti”, perché è ciò che fa vendere davvero i libri. Ciò non toglie il fatto che ci sarà sempre chi sceglierà di rimanere fedele a se stesso, non snaturerà il proprio lavoro in nome del “dio mercato”, anche se questo significherà restare confinati in una cerchia ristretta di lettori. Ecco perché ci si sta spingendo sempre più verso il self publishing. Soluzione che tanti autori stanno prendendo in considerazione. Ciò che induce a un’attenta riflessione è il fatto che quando le vendite di chi pubblica in self raggiungono numeri elevati, questi suscitano l’attenzione delle grandi case editrici. Chissà perché!
Quale futuro per Maria Grazia Distefano? Semplice domanda, risposta complicata. Il futuro è incerto per tutti, ma delle certezze io ce le ho, la prima è che continuerò a pormi degli obiettivi. Come, quando e se li raggiungerò non mi è dato saperlo. So che ci proverò. So che insegnare è ciò che voglio fare nella vita. So che continuerò a scrivere, a obbedire a quell’impulso che parte dalla testa, attraversa il cuore e muove le dita su una tastiera. So che continuerò a sognare, perché chi sogna avrà sempre una vita piena.

Coordinate di questa pagina, fonti, collegamenti ed approfondimenti.

Titolo: Vivere altre vite
Sezione: Quaderni di comunicazione
Autore:  redazione di Comunicazioni Culturali
Ospite: Maria Grazia Distefano

Codice: ICOMCOM2607101255MAN
Ultimi aggiornamenti: 10/07/2026.
Pubblicazione in rete: seconda stagione, 10/07/2026.

Proprietà intellettuale: INFOGESTIONE s.a.s
Fonte contenuti: INFOGESTIONE – Comunicazioni Culturali o come diversamente descritto nelle didascalie
Fonte immagini: Archivio INFOGESTIONE – Comunicazioni Culturali o come diversamente descritto nelle didascalie.
Fonte video e contenuti multimediali:

Collegamenti per approfondimenti inerenti al tema: –

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *